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Casadei: Il liscio è la mia religione. Me la sono inventata io

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Posted on: 08/16/17
«Pronti!», urla nel telefono Raoul Casadei, comunicando tutta l'energia dei suoi ottant'anni che compirà proprio oggi. «Non è venuto a trovarmi - dice - ma se passa da Cattolica venga qui, vado a prenderle due sogliolette direttamente dalla barca, mi raccomando lo faccia». È caricatissimo il Raoul, come lo chiamano tutti, perché festeggerà il compleanno in diretta su Raiuno giovedì, con una puntata di Unici intitolata Casadei la dinastia del liscio. Infatti ora l'orchestra (fondata nel 1928 dallo zio Secondo) è condotta dal figlio Mirko, che mantiene il legame con le radici ma collabora con personaggi come Goran Bregovic e addirittura Frankie Hi'Nrg. Mail «grande padre» è sempre lui, Raoul, l'uomo dalle mille canzoni che sa come ipnotizzare un pubblico trasversale.Allora pronto per la grande festa'«I media mi danno tanto spazio e per me è una laurea ad honorem. Mi ha chiamato Bruno Vespa a Porta a porta, SkyArte mi ha dedicato tre puntate, ora questo impegno in Rai, di solito ti celebrano così solo quando sei morto. magari sono morto e non me ne sono neanche accorto».Ma ogni tanto torna alla guida dell'orchestra oggi capitanata da suo figlio Mirko.«Sì perché mi piace far festa e far divertire la gente così come mi diverto io. Il liscio è una religione, qualcosa che unifica tutti: va oltre le classi sociali, oltre le frontiere e le barriere».Qual è la differenza tra folklore e liscio'«Il termine liscio l'ho inventato io nel 1972. Suonavamo alle Rotonde di Garlasco, un posto allora chic e molto alla moda. Vedevo la gente che ballava, le coppiette che si baciavano, c'era una bellissima atmosfera, irripetibile e a un certo punto mi avvicinai al microfono e gridai vai col liscio, il giorno dopo la frase uscì su Sorrisi & canzoni e io divenni il re del liscio».E il folklore'«Folklore è come il liscio: rispetto della tradizione. Mio zio Secondo, fondatore dell'orchestra, la chiamava musica tipica, per far capire che veniva dalla terra e dalla gente».È un po' come la musica country in America'«Anche quella rispetta la tradizione ma poi si arricchisce e cambia fondendosi con il rock. Anch'io sono stato attaccato dai tradizionalisti quando ho rinfrescato il liscio con chitarre spagnole, percussioni e strumenti vari. I tradizionalisti sono come i politici, non vorrebbero mai cambiare o andare avanti».Però sempre nel rispetto della tradizione.«Certo, la nostra è una musica che rappresenta l'allegria, la semplicità, l'ospitalità della Romagna. È la nostra identità anche se molti addetti ai lavori considerano il liscio figlio di un dio minore. Eppure viene ballato nei locali di tutta Italia e ha ancora grande diffusione, anche in televisione. Non avete idea di quanti amori siano nati all'ombra delle nostre canzoni».Non sente la crisi il liscio'«Beh sì, l'ha sentita, anche perché è costoso spostarsi in tanti come facciamo noi, con i camion, i pullman e tutta l'attrezzatura».Quindi Casadei è anche trasgressivo'«Certo, e mi diverto. Ricordo quando abbiamo suonato a Sanremo La terra dei cachi con Elio e le Storie Tese, che esibizione! Il pubblico del pop si è avvicinato a noi in quell'occasione, tanti giovani venivano a stringermi la mano. E poi ricordo quando abbiamo invitato Gloria Gaynor a cantare Romagna mia, che spasso la fusione tra suoni romagnoli e disco music!».Un ricordo particolare della sua carriera'«Ricordo quando, nel '76, facemmo il Giro d'Italia in nave suonando diversi spettacoli al giorno, e l'ultimo tratto di ogni tappa veniva ripreso dalla Rai. Quella volta persi 17 chili».Della musica di oggi cosa pensa'«La mia terra ha dato musicisti eccezionali al rock come Vasco e Ligabue. Io li amo e li rispetto, sono dei grandi. Mi piacciono i giovani d'oggi, ma le canzoni che fanno loro, come quella che dice: «sotto il cielo di Riccione, io le scrivevo cinquant'anni fa. Ne avrò scritte mille, ma cito per tutte Io cerco la morosa, che renzo Arbore lanciò ad Alto gradimento.Progetti'«Sono innamorato del liscio e c'è un progetto per portare la mia musica nelle scuole della Romagna. Guardi la Taranta come è diventata di moda, è perché ci hanno investito, e spero che faremo così anche noi nella mia terra, per rivalutare un patrimonio popolare e culturale».




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